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Covid-19, la paura di chi lavora in Inghilterra

Francesco Panattoni

Francesco, di Rosignano Solvay è un chimico ricercatore della Cambridge University. "La sensazione è che si stia vivendo l'emergenza con leggerezza"

CAMBRIDGE (REGNO UNITO) — Mentre si registrano casi di coronavirus in altri paesi come Spagna, Francia, Germania e Inghilterra, gli italiani all'estero per motivi di lavoro o studio iniziano a preoccuparsi. Abbiamo raccolto la testimonianza di Francesco Panattoni che da Cambridge ci racconta di come il coronavirus non fa ancora così paura come in Italia.

Così Francesco, 29 anni, di Rosignano Solvay e alla Cambridge Università per un dottorato di ricerca in Chimica, ha deciso comunque di "rimanere in casa e rispettare per quanto possibile i consigli che il Governo ha fatto adottare in Italia. Anche se, - ci confessa, - è un po' difficile convivendo con altri 5 ragazzi che non hanno ancora del tutto cambiato stile di vita".

La sensazione è che si stia vivendo l'emergenza sanitaria con leggerezza anche se a oggi la Gran Bretagna è in semi-quarantena e la via dell'immunità di gregge inizialmente annunciata dal premier britannico Boris Johnson non ha per nulla tranquillizzato i nostri connazionali.

"Qui in Gran Bretagna, fino a qualche giorno scuole e università erano aperte, ora hanno chiuso pub e bar. - ha aggiunto - Io lavoro in laboratorio, il gruppo di ricerca è di una cinquantina di persone e possiamo lavorare a distanza programmando meeting da casa. Ma, in generale, sembra che solo gli italiani siano più preoccupati della diffusione del virus, la maggior parte delle persone continua a uscire tranquillamente. Abito vicino a un parco e c'è ancora tanta gente".

Mentre per l'emergenza Covid-19 sono già rimpatriati 9 mila italiani da 15 Paesi diversi, in Italia sembra non arrestarsi il numero dei contagi e dei decessi. La situazione è ovunque in costante e rapida evoluzione. Secondo il conteggio tenuto dalla John Hopkins University il numero di casi di contagio confermati da nuovo coronavirus nel mondo ha superato i 275mila (275.434), mentre i decessi sono ormai vicini a 11.400 (11.399), 88.256 guarigioni.

Dina Maria Laurenzi
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